26.1.05

 

IL SEMI-ARIDO BRASILIANO TERRA DI SECCA E DI PROSPERITÁ



Piuaí - Immaginatevi di vivere in una terra dove piove soltanto una volta all’anno e a volte non piove neanche in quel mese all’anno. Immaginatevi di vivere in una terra dove in qualunque parte scavi un pozzo e esce acqua in abbondanza, ma l’acqua che ne scaturisce é salata. Immaginatevi di vivere in una terra dove non c’é lavoro, dove il sole picchia in continuazione e dove il deserto esiste soltanto perché l’acqua non c’é. Immaginatevi pero che quando arriva l’acqua, la terra esplode di allegria, le piante fino a quel momento grigie, si riempiono di verde, di fiori colorati, gialli, rossi. Immaginatevi anche il popolo che vive queste terre. Immaginatelo capace di sopravvivere al caldo e alla secca per undici mesi e quando arriva l’acqua, immediatamente non si deve perdere tempo, la “roça”, il campo deve essere lavorato, scolpito per essere seminato.
Stiamo parlando della terra del semi-arido brasiliano, che si trova nel nord est del Brasile e si estende in quattro stati brasiliani. Anticamente queste terre erano una foresta sterminata che si univa a quella amazzonica di oggi, ma le grandi piogge che caratterizzavano l’era di 12.000 anni fa, hanno lasciato spazio all’attuale clima. La fauna e la flora erano talmente abbondanti e ricche ed hanno convinto i primi abitanti del continente a rifugiarsi ai piedi delle poche montagne esistenti.
Ma oggi, la realtà è ben differente. La terra è rimasta fertile, ma la mancanza di acqua buona l’ha resa inospitale ed allo stesso tempo, terra che risorge alla prima pioggia. L’azione dell’uomo degli ultimi cinquecento anni non ha alterato l’ecosistema esistente; la sua attività in ricerca di cibo, materiale per le costruzioni e per l’industria, hanno inciso notevolmente sulle caratteristiche morfologiche di questa regione. L’uomo ha sfruttato il territorio intensivamente, non lasciando tempo alla natura di riprodursi con la stessa velocità della raccolta; il bisogno di legna indiscriminato, la caccia senza precauzioni e l’eliminazione di specie importanti per l’equilibrio dell’ecosistema sono le cause più grandi di un sistema sul filo della resistenza, per non parlare dell’idea di creare un ambiente adatto all’allevamento del bestiame.
La vegetazione che regna oggi in tutto questo territorio è la “caatinga”, che si estende un milione di chilometro quadrati nel nord del Brasile. In questo ecosistema la stagione della secca è lunga, da maggio a novembre-dicembre; possono passare delle nuvole in questi mesi, ma non cade nessuna goccia. A giugno la vegetazione comincia a seccare, le foglie cadono, e tutto il paesaggio comincia a colorarsi ci grigio rosato e mano mano che la terra diventa polvere, le piante si sporcano e cambiano di colore, fino ad esistere alcune zone chiamate foreste bianche.
Le piante possono resistere due o tre anni di pioggia senza morire, per questo si sono adattate nei secoli, per permettersi questa resistenza.
Anche gli animali selvaggi che vivono la caatinga devono adattarsi a lunghe stagioni di forte calore e di secca. Il clima non permette che il numero di animali sia comparabile ad altri ecosistemi più semplici, come quello delle foreste tropicali, dove sopravvivere non richiede troppo sforzo. Il più grande e famoso mammifero che si incontra nella caatinga è il leopardo americano, che può arrivare a pesare più di 50 kg e si nutre di piccoli roditori, armadilli e altri piccoli mammiferi e nella stagione della secca, attaccano affamati anche il bestiame che si aggira libero.
Nel complesso del Parco Nazionale della Capivara si può conoscere e approfondire tutti gli aspetti di una terra dove si riscoprono ogni giorno vestigia di una natura esuberante e si riscopre la bellezza di una terra fertile e aspra allo stesso tempo. Vivere qui non è facile per nessuno, per l’uomo, per le piante e per gli animali, ma ognuno ha trovato la maniere di sopravvivere. Adesso la sfida è trovare le vie dell’equilibrio tra ambiente, natura e uomo.


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